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Estate 2020, i rifugi riapriranno?

I rifugi di proprietà o gestiti dalle sezioni Cai del Veneto sono 37, per un complessivo di 1904 posti letto e 2931 posti a sedere. Intanto una certezza: la stagione, che generalmente iniziava a fine maggio, vedrà invece la luce a fine giugno. 


Estate 2020, quale stagione per i rifugi alpini? Per il CAI Veneto le soluzioni ci sono.

Turismo post Coronavirus, il presidente Renato Frigo chiede garanzie al Governatore del Veneto.            

Privilegiati i nuclei familiari. Nelle camerate saranno dimezzati i posti letto. Tensostrutture check-point e integrative alle sale pranzo all’esterno

I letti a castello? Pranzare allo stesso tavolo? Solo per i componenti lo stesso nucleo familiare. Diversamente in camerata si dormirà un materasso sì e un materasso no e a pranzo, a turno, rispettando le distanze. Sarà obbligatoria la prenotazione.

Per le emergenze, maltempo o ospiti inattesi, i canederli si consumeranno sotto una tensostruttura predisposta per tutta la stagione. 

Stesse regole per la sera, attorno al caminetto.

All’aperto, si porterà la mascherina solo se c'è la coda: nei sentieri, agli attacchi delle ferrate e attorno ai laghetti di moda. Qui, protezione e distanze saranno obbligatorie. 

Tutte misure - queste ed altre - che potrebbero essere codificate nel vertice di questa mattina, in Regione con il Cai per dare una prospettiva ai rifugi. Una prospettiva di vita, contro il timore che qualcuno di questi presidi resti chiuso. «Siccome sono presidi di ricovero e sicurezza, tutti verranno aperti. Almeno questo è l'impegno del Cai», sottolinea il presidente regionale, Renato Frigo. «Non un rifugio dovrà rimanere chiuso», anticipa Frigo, «perché le difficoltà provocate dal coronavirus non saranno insuperabili». 

I rifugi di proprietà o gestiti dalle sezioni Cai del Veneto sono 37, per un complessivo di 1904 posti letto e 2931 posti a sedere. Intanto una certezza: la stagione, che generalmente iniziava a fine maggio, vedrà invece la luce a fine giugno. 

«A questo riguardo», conferma il presidente, «ci aspettiamo dalla Regione una precisa informativa sulle regole da far rispettare a ciascun ospite quando mette piede all'interno delle nostre strutture». Ovviamente ognuno dovrà portare con sé mascherina, guanti e gel. Poi non sarà difficile rispettare le distanze lungo i sentieri e neppure in cordata: è in ferrata che potrebbero esserci dei problemi; quando si incontrano altri alpinisti più lenti non li si potrà superare senza un contatto fisico. Quindi i tempi di percorrenza per tanti escursionisti più allenati si potrebbero allungare.

Altro impegno, quello della sanificazione dei rifugi: in questo senso ciascuna struttura deve attrezzarsi e effettuare periodicamente tale operazione. I costi? «Affronteremo la spesa con i 140 mila euro che ci ha messo a disposizione il Fondo per i Comuni di confine», rassicura Frigo. La stagione, dunque, si farà. Il Cai, comunque, preventivamente chiederà un sostegno al Governo e alla Regione. E metterà a disposizione il Fondo nazionale da un milione, che, dunque, potrebbe trovare ulteriore integrazione.  

Il presidente Frigo, concludendo: «ascoltiamo quindi che cosa ha da dirci la Regione, noi avanzeremo le prime proposte, poi chiederemo approfondimenti a tecnici ed esperti, medici in particolare. Ovviamente se le decisioni in merito saranno impraticabili, tanto da pronosticare la gestione del proprio Rifugio in perdita, è possibile che si preferisca la chiusura, attingendo ai fondi di sostegno per mancata attività».

22 aprile 2020